Buon Compleanno Samuel Beckett: PlayBeckett - visioni multimediali nell'opera di Samuel Beckett
Buon Compleanno SAMUEL BECKETT
Beckett compie cento anni. Un libro sulla sua produzione multimediale (PlayBeckett) a cura di Massimo Puliani e Alessandro Forlani, con interventi e riflessioni su Julian Beck, Lombardi e Tiezzi, Quadri, Krypton ecc.
I-MODE VISIONS
UNA TRE GIORNI A MACERATA
10-11-12 aprile 2006
Vai sul sito dell'Accademia di Belle Arti
http://www.accademiabellearti.com/macerata/eventieprogetti/i-MODE_visions/2005/index.htm
Massimo Puliani Alessandro Forlani
PlayBeckett
visioni multimediali nell’opera di Samuel Beckett
Prossima pubblicazione per HALLEY EDITRICE
INDICE:
I
PlayBeckett: folgorazione del linguaggio multimediale di Massimo Puliani
Beckett e Keaton: fuori e dentro Film di Alessandro Forlani
L’occhio selvaggio di Beckett di Gualtiero De Santi
La dimensione della temporalità di Beckett in Cascando e Quad di Danilo Caravà
Beckett, Schopenhauer e la comunicazione implacabile di Valentino Bellucci
La televisione, il cinema e la radio in Beckett di Massimo Puliani e Valentino Bellucci
Beckett regista televisivo: una conversazione con Jim Lewis a cura di Sandra Salor
Il Bianco-Nero per una cromatologia beckettiana di Valentino Bellucci
Respiro e la negazione di Oh Calcutta! di Federico Platania
All That Fall (Tutti quelli che cadono) nei crescendo del racconto radiofonico di Alessandro Forlani“Al limite dell’udibilità”: appunti sulla musica nei radiodrammi e videodrammi di Beckett di Alessandro Forlani e Massimo Puliani
II
That Time di Samuel Beckett interpretato da Julian Beck di Anna Maria Monteverdi
Autodiffamazione e scena per Beckett (composta per Julie Anne Anzilotti) di Federico TiezziSandro Lombardi demone meridiano in Come è per la drammaturgia di Franco Quadri di Massimo Puliani e Alessandro Forlani
Krypton: punto di ri-partenza Beckett di Loredana Valoroso
Omaggio a Carlo Quartucci: Beckett Primo Amore di Massimo Puliani e e Alessandro ForlaniFinale di Partita: una sfida cibernetica a scacchi (una lettura registica) di Massimo Puliani
VideoPlay, una partitura video di Commedia di Fabrizio Bartolucci
Note a margine: il diritto d’autore e il suo rovescio (a proposito di Aspettando Godot con interpreti donne) di Massimo Puliani
III
(a cura di Alessandro Forlani)
Videografia e Filmografia di Samuel Beckett
Videografia e Videodocumuntazione della produzione di spettacoli teatrali tratti o ispirati all’opera di Samuel Beckett
Opere Radiofoniche
Regie teatrali di Samuel Beckett
INTRODUZIONE:
PlayBeckett: folgorazione del linguaggio multimediale
di Massimo Puliani
L’iniziazione di Beckett alla grammatica radiofonica, filmica, video-televisiva avviene ... per caso (per caso? Con Beckett la parola assume un valore filosofico). Come all’origine del suo percorso drammaturgico avvolto da un’enigmatica illuminazione. Già dalla stesura di Aspettando Godot Beckett annuncia il limite della sua prosa e la necessità di superarla con la drammaturgia: “Ho cominciato a scrivere Godot per distendermi, per sfuggire all’orribile prosa che scrivevo a quel tempo. Non ho scelto di scrivere una pièce. Si è trovata così.”[1].
Ora, se volessimo trovare la parola giusta per indicare quest’iniziazione di Beckett alla grammatica radiofonica, filmica, video-televisiva potremmo considerare questo percorso come una ... folgorazione. Certa inquietudine e curiosità intellettuale – la stessa che in gioventù lo interessò per esempio al severo studio di Dante, Vico, Joyce ma, anche, alle comiche di Charlie Chaplin e Buster Keaton, Stanlio e Ollio, dei Fratelli Marx – spinge Beckett, quand’anche in principio diffidente o poco interessato alla radio, al cinema e la televisione se non da spettatore fruitore, ad accettare per “provare a produrre qualcosa, oppure no: non ho mai pensato prima alla tecnica del dramma radiofonico”[2], la commissione “senza condizioni” della BBC per Tutti quelli che cadono (1956); la richiesta di una sceneggiatura cinematografica che diverrà Film della Grove Press di New York (1963); la proposta di videodramma (tele-play o video-teatro), ancora da parte della BBC, di Dì Joe (1965).
Se questo può apparire in contraddizione con la spavalda affermazione di Beckett del rifiuto di lavorare su commissione, o di “insegnare ad altri ciò che io stesso non so”, è d’altra parte interessante e fattiva conferma di un’intelligenza poetica pronta a superarsi ed a mettersi in discussione.
Folgorazione che, dopo la storica “prima” di Aspettando Godot nel 1953 al Thétre de Babylon e dopo il corpus drammaturgico composto dai più noti, rappresentati, re-interpretati e discussi capolavori del Teatro del Novecento (da Finale di partita a Giorni felici a L’ultimo nastro di Krapp, eccetera) giunge nel 1965 con Film a un punto di non ritorno. Oppure, per dirla con Franco Quadri, “all’inevitabile termine” della pièce multimediale.[3]
Con i Dramaticules l’opera di Beckett approda ad un’idea dell’arte che attraversa e si nutre dei linguaggi più svariati, fino a costituirsi “genere a sé”. I Dramaticules sono sceneggiature in-finite, découpage o story-boards, pensieri letterari e microromanzi; materiali poetici per progetti sonori, visivi, materiali/immateriali come i sogni e gli incubi.
Perché questo sperimentare di Beckett coi linguaggi multimediali? Perché, nella ricerca che gli è propria di perfezione, egli “dismette” a un tratto il linguaggio teatrale (nel momento, si potrebbe affermare, in cui coi Dramaticules ne comprende e addirittura supera, per sempre, lo statuto) e si arrischia ad apprenderne di più (della radio, del cinema, del video: che sono fra loro ben differenti), e nuovi? Ove il rischio avrebbe potuto essere l’incapacità di comprenderli (o comprenderli solo in parte, e male) e di padroneggiarli; con conseguente banalizzazione, appiattimento o perdita di incisività di contenuti e principi. Forse, è la risposta, per lo stesso motivo per cui egli, di lingua e cultura anglosassone, decide di abbandonare la prosa in inglese e di scrivere un dramma in francese. Ovvero per un avvertimento di insufficienza al proprio sentire strutturale e linguistico; l’anelito a un superiore grado di esattezza, definizione, necessità.
Se la parola è ormai superflua, svuotata, “menzogna” (secondo una conversazione di Beckett con il cameraman Jim Lewis) e tale è il tessuto, il ritmo, il luogo privilegiato, la forma e il modo di trasmissione della parola, la via che Beckett percorre è quella dell’immediatezza dello sguardo, dell’immagine rivelata o dato visivo, del suono in sé non mediato né altrimenti tradotto. (continua)
[1] Samuel Beckett; Diario, 9 Novembre 1967, cfr Teatro a cura di Paolo Bertinetti; Einaudi, Torino 2002.
[2] Lettera a proposito di Tutti quelli che cadono all’amica Nancy Cunard, 1956. Informazione tratta da Keir Elam; Suoni fondamentali – Parole e corpo nei drammi radiofonici di Beckett; in “Sipario” n. 575 – Anno LI; C.A.M.A. Editore, Milano; Aprile – Maggio 1997.
[3] Informazione tratta da op. cit. cfr. nota 1.
GLI AUTORI
Massimo Puliani è dal 2001 Professore Ordinario di Istituzioni di Regia all’Accademia di Belle Arti di Macerata (dove dirige il Dipartimento di Comunicazione Multimediale e Spettacolo) e dal 2002 è docente incaricato in Storia del Teatro all’Università di Bologna (polo di Rimini). Si laurea in Lettere all’Università degli Studi di Bologna, con indirizzo Disciplina dello Spettacolo. Nel 2003 è nominato direttore della rete del Teatro Stabile delle Marche. Inaugura 7 teatri (Fano, Cagli, Urbania, Macerata Feltria, Sant’Agata F., San Lorenzo, Pergola). Nel periodo ’83 -’93 è componente del CdA del Rossini Opera Festival di Pesaro. E’ stato componente della Commissione di Controllo della RAI-Marche. Nel 1996 consegna al Piccolo Teatro di Milano (Teatro Studio), a nome del rettore Carlo Bo, il premio di drammaturgia a Giorgio Strehler. Come regista realizza dal 1981 circa venti spettacoli. Cura le seguenti pubblicazioni: Il mistero della parola, capitoli critici sul teatro di Pier Paolo Pasolini (Ed. Il Cigno, Roma 1995 ) con Gualtiero De Santi; Teatro come Poiesis - Linguaggi della scena anni ‘80 (ed. Lavoro editoriale, Ancona ‘86) con interventi di Giuseppe Bartolucci, Maurizio Grande e Carlo Infante; Giacomo Torelli: Scenografo e Architetto dell’Antico Teatro della Fortuna che raccoglie gli atti di un convegno internazionale tenutosi a Fano nel ’96.
massimopuliani@tin.it
Alessandro Forlani, è docente a contratto di Metodologia della Sceneggiatura all’Accademia di Belle Arti di Macerata dove collabora anche con la cattedra di Istituzioni di Regia; tutor in Costumistica Teatrale e Cinematografica presso l’Università di Bologna (polo di Rimini). Laureato in Lettere all’Università degli Studi di Urbino, si specializza in Sceneggiatura presso l’Accademia d’Arte Cinematografica di Bologna - Cinestudio e la Scuola “Holden” di Torino. Autore di testi teatrali, articoli di critica letteraria, romanzi, racconti e poesie. Collabora in qualità di autore e saggista a riviste letterarie e siti internet. Per il quotidiano “Il Messaggero” ha svolto attività di critica teatrale e musicale. Tiene corsi di Storia della Letteratura per l’Università dell’Età Libera e l’Università Libera Itinerante della Provincia di Pesaro e Urbino.
nulner@virgilio.it
I COLLABORATORI:
Gualtiero De Santi è Professore Ordinario di Letterature Comparate all’Università di Urbino. Per Crocetti pubblica nel ’96 I Sentieri della notte. Figure e percorsi della poesia italiana al varco del millennio, per La Nuova Italia nel 1982 Penna e saggi critici su Volponi, Pasolini, Rebora ecc. Come saggista e critico cinematografico, si interessa delle cinematografie di Vittorio De Sica (Il Castoro Cinema) Anghelopulos, Malle, Lumet, Lizzani, Antonioni ecc. Con un libro sul poeta Dario Bellezza ha vinto il Premio Bellezza 2000 per la saggistica. Nel 2004 è stato insignito del Premio Vittorio De Sica.
gualtierodesanti@virgilio.it
Danilo Caravà Giornalista e critico teatrale. Collabora con la rivista di spettacolo Hystrio. E’ vicedirettore della pubblicazione Chi è di scena edita dal Teatro della Memoria. Fonda e dirige Entelechia, quadrimestrale di studi filosofici. Firma la regia di spettacoli allo spazio Zazie, al Teatro Ariberto, al Teatro della Memoria, al Centro Studi Psicologia Evolutiva e Musicologia, tra cui Il marinaio di Pessoa, L’ombra di Cyrano (di cui cura la drammaturgia ispirata al personaggio di Rostand) con Lorenzo Castelluccio, ed i monologhi La rab(b)ia di Teresa (su Teresa d’Avila e la sufi Rabia), Ligeia che visse due volte (ispirato al personaggio di Poe), e Kaspar Hauser: il mistero dell’io.
d.carava@vigilio.it
Valentino Bellucci E’ docente all’Accademia di Belle Arti di Macerata, insegna Filosofia e collabora alla cattedra di Antropologia Filosofica dell’Università di Urbino. Si laurea in Filosofia all’Università di Urbino. Pubblica saggi su Walter Benjamin - la duplice genealogia del simbolo e della verità; Il pensiero estremo - saggi sulle filosofie del Novecento. Selezionato nel concorso per atti unici “U.A.I. Festival” di Reggio Emilia come autore dell’atto unico Non clonate i cretini partecipa inoltre al concorso drammaturgico “Ugo Betti”. Si dedica allo studio delle opere televisive di Samuel Beckett e allo studio delle opere teatrali in televisione di Eduardo De Filippo.
valentinobellucci@virgilio.it
Federico Platania è nato a Roma nel 1971. Nel 2003 ha iniziato la realizzazione del progetto www.samuelbeckett.it, il primo – e per ora unico – sito italiano dedicato a Samuel Beckett, in costante aggiornamento.
federico.platania@samuelbeckett.it
Anna Maria Monteverdi insegna Teatro Multimediale all'Università di Pisa e Storia e Teoria della Scenografia al Dams di Genova. Collabora con l'Accademia di Belle Arti di Macerata e con il Dams di Bologna. Ha pubblicato saggi e interventi sul Teatro d'avanguardia, sulla videoarte e sul teatro tecnologico. Tra i volumi più recenti: Frankenstein del Living Theatre (BFS), Il teatro di Robert Lepage (BFS), e in collaborazione con Andrea Balzola, Le arti multimediali digitali (Garzanti), Storie mandaliche (Nistri-Lischi); scrive per numerose riviste e webmagazine di Teatro e Nuovi media tra cui Hystrio, Ateatro.it, My media, Digicult, Cut up. E' membro del gruppo tecnoteatrale XLAB.
annamonteverdi@tin.it
Federico Tiezzi e Sandro Lombardi fondano prima Il Carozzone e poi I Magazzini Criminali, oggi Compagnia Tiezzi/Lombardi. Tiezzi regista e Lombardi attore si affermano a livello italiano ed europeo verso la fine degli anni '70 con due lavori: Punto di rottura e Crollo nervoso. Seguiranno Artaud una tragedia; Come è dell'87, con la drammaturgia di Franco Quadri (sullo stesso autore torneranno con Finale di partita e Aspettando Godot), e con Heiner Müller autore di Hamletmaschine e Medeamaterial (1988). Fra gli autori affrontati: Pasolini, Testori, Luzi e Sanguineti.
magap@libero.it
Loredana Valoroso si diploma all’Accademia di Belle Arti di Firenze, con una tesi su Beckett nella interpretazione dei Krypton, il gruppo toscano che ha seguito come stagista durante gli allestimenti.
matteobanco@tiscali.it
Fabrizio Bartolucci attore, regista. Fondatore della compagnia Transteatro. Collabora con Marisa Fabbri Carlo Quartucci, Dario Fo. Realizza progetti su opere di Majkovskij, Pasolini, Fassbinder. Riceve nel ‘99 ‘il premio ad Honorem di Drammaturgia In/Finita a cura del Cust dell’Università di Urbino. Interpreta, in prima assoluta, del monologo di R.Baldini In fondo a destra. E’ docente incaricato all’Accademia di Belle Arti di Macerata.bartoluccifab@virgilio.it
Beckett compie cento anni. Un libro sulla sua produzione multimediale (PlayBeckett) a cura di Massimo Puliani e Alessandro Forlani, con interventi e riflessioni su Julian Beck, Lombardi e Tiezzi, Quadri, Krypton ecc.
I-MODE VISIONS
UNA TRE GIORNI A MACERATA
10-11-12 aprile 2006
Vai sul sito dell'Accademia di Belle Arti
http://www.accademiabellearti.com/macerata/eventieprogetti/i-MODE_visions/2005/index.htm
Massimo Puliani Alessandro Forlani
PlayBeckett
visioni multimediali nell’opera di Samuel Beckett
Prossima pubblicazione per HALLEY EDITRICE
INDICE:
I
PlayBeckett: folgorazione del linguaggio multimediale di Massimo Puliani
Beckett e Keaton: fuori e dentro Film di Alessandro Forlani
L’occhio selvaggio di Beckett di Gualtiero De Santi
La dimensione della temporalità di Beckett in Cascando e Quad di Danilo Caravà
Beckett, Schopenhauer e la comunicazione implacabile di Valentino Bellucci
La televisione, il cinema e la radio in Beckett di Massimo Puliani e Valentino Bellucci
Beckett regista televisivo: una conversazione con Jim Lewis a cura di Sandra Salor
Il Bianco-Nero per una cromatologia beckettiana di Valentino Bellucci
Respiro e la negazione di Oh Calcutta! di Federico Platania
All That Fall (Tutti quelli che cadono) nei crescendo del racconto radiofonico di Alessandro Forlani“Al limite dell’udibilità”: appunti sulla musica nei radiodrammi e videodrammi di Beckett di Alessandro Forlani e Massimo Puliani
II
That Time di Samuel Beckett interpretato da Julian Beck di Anna Maria Monteverdi
Autodiffamazione e scena per Beckett (composta per Julie Anne Anzilotti) di Federico TiezziSandro Lombardi demone meridiano in Come è per la drammaturgia di Franco Quadri di Massimo Puliani e Alessandro Forlani
Krypton: punto di ri-partenza Beckett di Loredana Valoroso
Omaggio a Carlo Quartucci: Beckett Primo Amore di Massimo Puliani e e Alessandro ForlaniFinale di Partita: una sfida cibernetica a scacchi (una lettura registica) di Massimo Puliani
VideoPlay, una partitura video di Commedia di Fabrizio Bartolucci
Note a margine: il diritto d’autore e il suo rovescio (a proposito di Aspettando Godot con interpreti donne) di Massimo Puliani
III
(a cura di Alessandro Forlani)
Videografia e Filmografia di Samuel Beckett
Videografia e Videodocumuntazione della produzione di spettacoli teatrali tratti o ispirati all’opera di Samuel Beckett
Opere Radiofoniche
Regie teatrali di Samuel Beckett
INTRODUZIONE:
PlayBeckett: folgorazione del linguaggio multimediale
di Massimo Puliani
L’iniziazione di Beckett alla grammatica radiofonica, filmica, video-televisiva avviene ... per caso (per caso? Con Beckett la parola assume un valore filosofico). Come all’origine del suo percorso drammaturgico avvolto da un’enigmatica illuminazione. Già dalla stesura di Aspettando Godot Beckett annuncia il limite della sua prosa e la necessità di superarla con la drammaturgia: “Ho cominciato a scrivere Godot per distendermi, per sfuggire all’orribile prosa che scrivevo a quel tempo. Non ho scelto di scrivere una pièce. Si è trovata così.”[1].
Ora, se volessimo trovare la parola giusta per indicare quest’iniziazione di Beckett alla grammatica radiofonica, filmica, video-televisiva potremmo considerare questo percorso come una ... folgorazione. Certa inquietudine e curiosità intellettuale – la stessa che in gioventù lo interessò per esempio al severo studio di Dante, Vico, Joyce ma, anche, alle comiche di Charlie Chaplin e Buster Keaton, Stanlio e Ollio, dei Fratelli Marx – spinge Beckett, quand’anche in principio diffidente o poco interessato alla radio, al cinema e la televisione se non da spettatore fruitore, ad accettare per “provare a produrre qualcosa, oppure no: non ho mai pensato prima alla tecnica del dramma radiofonico”[2], la commissione “senza condizioni” della BBC per Tutti quelli che cadono (1956); la richiesta di una sceneggiatura cinematografica che diverrà Film della Grove Press di New York (1963); la proposta di videodramma (tele-play o video-teatro), ancora da parte della BBC, di Dì Joe (1965).
Se questo può apparire in contraddizione con la spavalda affermazione di Beckett del rifiuto di lavorare su commissione, o di “insegnare ad altri ciò che io stesso non so”, è d’altra parte interessante e fattiva conferma di un’intelligenza poetica pronta a superarsi ed a mettersi in discussione.
Folgorazione che, dopo la storica “prima” di Aspettando Godot nel 1953 al Thétre de Babylon e dopo il corpus drammaturgico composto dai più noti, rappresentati, re-interpretati e discussi capolavori del Teatro del Novecento (da Finale di partita a Giorni felici a L’ultimo nastro di Krapp, eccetera) giunge nel 1965 con Film a un punto di non ritorno. Oppure, per dirla con Franco Quadri, “all’inevitabile termine” della pièce multimediale.[3]
Con i Dramaticules l’opera di Beckett approda ad un’idea dell’arte che attraversa e si nutre dei linguaggi più svariati, fino a costituirsi “genere a sé”. I Dramaticules sono sceneggiature in-finite, découpage o story-boards, pensieri letterari e microromanzi; materiali poetici per progetti sonori, visivi, materiali/immateriali come i sogni e gli incubi.
Perché questo sperimentare di Beckett coi linguaggi multimediali? Perché, nella ricerca che gli è propria di perfezione, egli “dismette” a un tratto il linguaggio teatrale (nel momento, si potrebbe affermare, in cui coi Dramaticules ne comprende e addirittura supera, per sempre, lo statuto) e si arrischia ad apprenderne di più (della radio, del cinema, del video: che sono fra loro ben differenti), e nuovi? Ove il rischio avrebbe potuto essere l’incapacità di comprenderli (o comprenderli solo in parte, e male) e di padroneggiarli; con conseguente banalizzazione, appiattimento o perdita di incisività di contenuti e principi. Forse, è la risposta, per lo stesso motivo per cui egli, di lingua e cultura anglosassone, decide di abbandonare la prosa in inglese e di scrivere un dramma in francese. Ovvero per un avvertimento di insufficienza al proprio sentire strutturale e linguistico; l’anelito a un superiore grado di esattezza, definizione, necessità.
Se la parola è ormai superflua, svuotata, “menzogna” (secondo una conversazione di Beckett con il cameraman Jim Lewis) e tale è il tessuto, il ritmo, il luogo privilegiato, la forma e il modo di trasmissione della parola, la via che Beckett percorre è quella dell’immediatezza dello sguardo, dell’immagine rivelata o dato visivo, del suono in sé non mediato né altrimenti tradotto. (continua)
[1] Samuel Beckett; Diario, 9 Novembre 1967, cfr Teatro a cura di Paolo Bertinetti; Einaudi, Torino 2002.
[2] Lettera a proposito di Tutti quelli che cadono all’amica Nancy Cunard, 1956. Informazione tratta da Keir Elam; Suoni fondamentali – Parole e corpo nei drammi radiofonici di Beckett; in “Sipario” n. 575 – Anno LI; C.A.M.A. Editore, Milano; Aprile – Maggio 1997.
[3] Informazione tratta da op. cit. cfr. nota 1.
GLI AUTORI
Massimo Puliani è dal 2001 Professore Ordinario di Istituzioni di Regia all’Accademia di Belle Arti di Macerata (dove dirige il Dipartimento di Comunicazione Multimediale e Spettacolo) e dal 2002 è docente incaricato in Storia del Teatro all’Università di Bologna (polo di Rimini). Si laurea in Lettere all’Università degli Studi di Bologna, con indirizzo Disciplina dello Spettacolo. Nel 2003 è nominato direttore della rete del Teatro Stabile delle Marche. Inaugura 7 teatri (Fano, Cagli, Urbania, Macerata Feltria, Sant’Agata F., San Lorenzo, Pergola). Nel periodo ’83 -’93 è componente del CdA del Rossini Opera Festival di Pesaro. E’ stato componente della Commissione di Controllo della RAI-Marche. Nel 1996 consegna al Piccolo Teatro di Milano (Teatro Studio), a nome del rettore Carlo Bo, il premio di drammaturgia a Giorgio Strehler. Come regista realizza dal 1981 circa venti spettacoli. Cura le seguenti pubblicazioni: Il mistero della parola, capitoli critici sul teatro di Pier Paolo Pasolini (Ed. Il Cigno, Roma 1995 ) con Gualtiero De Santi; Teatro come Poiesis - Linguaggi della scena anni ‘80 (ed. Lavoro editoriale, Ancona ‘86) con interventi di Giuseppe Bartolucci, Maurizio Grande e Carlo Infante; Giacomo Torelli: Scenografo e Architetto dell’Antico Teatro della Fortuna che raccoglie gli atti di un convegno internazionale tenutosi a Fano nel ’96.
massimopuliani@tin.it
Alessandro Forlani, è docente a contratto di Metodologia della Sceneggiatura all’Accademia di Belle Arti di Macerata dove collabora anche con la cattedra di Istituzioni di Regia; tutor in Costumistica Teatrale e Cinematografica presso l’Università di Bologna (polo di Rimini). Laureato in Lettere all’Università degli Studi di Urbino, si specializza in Sceneggiatura presso l’Accademia d’Arte Cinematografica di Bologna - Cinestudio e la Scuola “Holden” di Torino. Autore di testi teatrali, articoli di critica letteraria, romanzi, racconti e poesie. Collabora in qualità di autore e saggista a riviste letterarie e siti internet. Per il quotidiano “Il Messaggero” ha svolto attività di critica teatrale e musicale. Tiene corsi di Storia della Letteratura per l’Università dell’Età Libera e l’Università Libera Itinerante della Provincia di Pesaro e Urbino.
nulner@virgilio.it
I COLLABORATORI:
Gualtiero De Santi è Professore Ordinario di Letterature Comparate all’Università di Urbino. Per Crocetti pubblica nel ’96 I Sentieri della notte. Figure e percorsi della poesia italiana al varco del millennio, per La Nuova Italia nel 1982 Penna e saggi critici su Volponi, Pasolini, Rebora ecc. Come saggista e critico cinematografico, si interessa delle cinematografie di Vittorio De Sica (Il Castoro Cinema) Anghelopulos, Malle, Lumet, Lizzani, Antonioni ecc. Con un libro sul poeta Dario Bellezza ha vinto il Premio Bellezza 2000 per la saggistica. Nel 2004 è stato insignito del Premio Vittorio De Sica.
gualtierodesanti@virgilio.it
Danilo Caravà Giornalista e critico teatrale. Collabora con la rivista di spettacolo Hystrio. E’ vicedirettore della pubblicazione Chi è di scena edita dal Teatro della Memoria. Fonda e dirige Entelechia, quadrimestrale di studi filosofici. Firma la regia di spettacoli allo spazio Zazie, al Teatro Ariberto, al Teatro della Memoria, al Centro Studi Psicologia Evolutiva e Musicologia, tra cui Il marinaio di Pessoa, L’ombra di Cyrano (di cui cura la drammaturgia ispirata al personaggio di Rostand) con Lorenzo Castelluccio, ed i monologhi La rab(b)ia di Teresa (su Teresa d’Avila e la sufi Rabia), Ligeia che visse due volte (ispirato al personaggio di Poe), e Kaspar Hauser: il mistero dell’io.
d.carava@vigilio.it
Valentino Bellucci E’ docente all’Accademia di Belle Arti di Macerata, insegna Filosofia e collabora alla cattedra di Antropologia Filosofica dell’Università di Urbino. Si laurea in Filosofia all’Università di Urbino. Pubblica saggi su Walter Benjamin - la duplice genealogia del simbolo e della verità; Il pensiero estremo - saggi sulle filosofie del Novecento. Selezionato nel concorso per atti unici “U.A.I. Festival” di Reggio Emilia come autore dell’atto unico Non clonate i cretini partecipa inoltre al concorso drammaturgico “Ugo Betti”. Si dedica allo studio delle opere televisive di Samuel Beckett e allo studio delle opere teatrali in televisione di Eduardo De Filippo.
valentinobellucci@virgilio.it
Federico Platania è nato a Roma nel 1971. Nel 2003 ha iniziato la realizzazione del progetto www.samuelbeckett.it, il primo – e per ora unico – sito italiano dedicato a Samuel Beckett, in costante aggiornamento.
federico.platania@samuelbeckett.it
Anna Maria Monteverdi insegna Teatro Multimediale all'Università di Pisa e Storia e Teoria della Scenografia al Dams di Genova. Collabora con l'Accademia di Belle Arti di Macerata e con il Dams di Bologna. Ha pubblicato saggi e interventi sul Teatro d'avanguardia, sulla videoarte e sul teatro tecnologico. Tra i volumi più recenti: Frankenstein del Living Theatre (BFS), Il teatro di Robert Lepage (BFS), e in collaborazione con Andrea Balzola, Le arti multimediali digitali (Garzanti), Storie mandaliche (Nistri-Lischi); scrive per numerose riviste e webmagazine di Teatro e Nuovi media tra cui Hystrio, Ateatro.it, My media, Digicult, Cut up. E' membro del gruppo tecnoteatrale XLAB.
annamonteverdi@tin.it
Federico Tiezzi e Sandro Lombardi fondano prima Il Carozzone e poi I Magazzini Criminali, oggi Compagnia Tiezzi/Lombardi. Tiezzi regista e Lombardi attore si affermano a livello italiano ed europeo verso la fine degli anni '70 con due lavori: Punto di rottura e Crollo nervoso. Seguiranno Artaud una tragedia; Come è dell'87, con la drammaturgia di Franco Quadri (sullo stesso autore torneranno con Finale di partita e Aspettando Godot), e con Heiner Müller autore di Hamletmaschine e Medeamaterial (1988). Fra gli autori affrontati: Pasolini, Testori, Luzi e Sanguineti.
magap@libero.it
Loredana Valoroso si diploma all’Accademia di Belle Arti di Firenze, con una tesi su Beckett nella interpretazione dei Krypton, il gruppo toscano che ha seguito come stagista durante gli allestimenti.
matteobanco@tiscali.it
Fabrizio Bartolucci attore, regista. Fondatore della compagnia Transteatro. Collabora con Marisa Fabbri Carlo Quartucci, Dario Fo. Realizza progetti su opere di Majkovskij, Pasolini, Fassbinder. Riceve nel ‘99 ‘il premio ad Honorem di Drammaturgia In/Finita a cura del Cust dell’Università di Urbino. Interpreta, in prima assoluta, del monologo di R.Baldini In fondo a destra. E’ docente incaricato all’Accademia di Belle Arti di Macerata.bartoluccifab@virgilio.it
